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Li Xinyu

Li Xinyu vive e lavora tra Londra e Guangzhou. Attualmente è dottoranda in pratica artistica presso la University of the Arts London (UAL) ed è laureata magistrale in pittura alla Rhode Island School of Design. La sua ricerca ha come nucleo concettuale le “rovine”, con particolare attenzione alle abitazioni e ai villaggi dimenticati. Le sue opere sono state esposte in numerosi contesti in Cina, Regno Unito e Stati Uniti. La sua pratica di dottorato più recente si concentra sulle migrazioni psicologiche innescate dal decadimento, utilizzando i media dinamici e i paesaggi in miniatura come strumenti fondamentali per comprendere le relazioni geo-culturali. Attualmente assume come campione di ricerca l’antica dimora di famiglia abbandonata, adottando una prospettiva interna per analizzare la storia popolare instabile, le migrazioni collettive e la nostalgia intergenerazionale, con l’intento di preservare e ricostruire una memoria culturale in via di scomparsa.

La pratica artistica di Li Xinyu è sempre radicata nelle rovine, soprattutto in quelle domestiche e rurali dimenticate. A suo avviso, la rovina non è un reperto statico, ma un campo che costantemente attiva migrazioni psicologiche: attraversarla significa vivere un’esperienza disordinata e intermittente, in cui le narrazioni frammentate rivelano l’origine del crollo di una struttura un tempo stabile. Il senso di “fine” evocato dalle rovine non rappresenta quindi un termine definitivo, bensì un inizio che può essere riscritto. L’opera Handmade Childhood nasce da questa riflessione, impiegando miniature artigianali e installazioni narrative per indagare le relazioni complesse tra memoria, generazioni e decadimento.

Come parte della sua pratica di dottorato a lungo termine, l’opera è volutamente collocata in un angolo basso della sala espositiva: lo spettatore è costretto a piegarsi, ad accovacciarsi, per raggiungere il livello visivo dell’opera. Questa restrizione fisica induce inconsciamente a ritornare alla scala del corpo infantile. Gli oggetti artigianali in miniatura sono inseriti in vecchi stampi di mattoni e tipografie, frammenti raccolti dalle rovine che si ricompongono come contenitori di memoria attraverso tre generazioni. Parallelamente, su uno schermo scorrono immagini del villaggio condivise tra nonni e nipoti: le narrazioni individuali e collettive si sviluppano così tra i frammenti, in un mosaico temporale di migrazione e continuità.

Diversamente dall’estetica convenzionale della “rovina”, Handmade Childhood mira a superare la mera estetizzazione del decadimento, evitando di fissare la tragedia in un piacere visivo statico. Li Xinyu sottolinea che la rovina non è solo oggetto dello sguardo, ma superficie rivelatrice delle strutture sociali e storiche. Quelle immagini “tragiche” più facilmente riconoscibili rischiano di oscurare i reali processi di migrazione, frattura e flusso che le rovine implicano. Attraverso la combinazione di miniature artigianali e immagini dinamiche, l’artista trasforma la rovina da oggetto passivo di contemplazione a spazio accessibile, esperibile e riscrivibile.

Handmade Childhood invita così lo spettatore a riabitare la dimensione percettiva dell’infanzia, opponendo la fragilità materica del fatto a mano alla freddezza monumentale delle grandi narrazioni storiche. L’opera solleva infine un nodo cruciale: la rovina non è soltanto un segno di fine, ma può costituire l’origine di una nuova narrazione e di una rigenerazione.





HANDMADE CHILDHOOD
Tecnica mista,
dimensione variabile,
2024
Testo di Emanuele Gregolin

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