Michele Parisi
Michele Parisi, nato a Riva del Garda nel 1983, si diploma all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2006. La sua ricerca intreccia pittura e fotografia in un linguaggio poetico e rigoroso, volto a indagare memoria, tempo e percezione. Ha esposto in numerosi contesti istituzionali e privati, tra cui il Mart di Trento e Rovereto, la StadtGalerie di Kiel, la Künstlerhaus di Monaco e la Fondazione Zappettini. Nel 2019 riceve una menzione speciale al Premio VAF Stiftung, mentre nel 2022 il Ferdinand Museum di Innsbruck acquisisce una sua opera.
Tra le personali più significative si ricordano: Stanze imparate a memoria (2013), Oblio (2017), Ex Post (2021) e Hortus conclusus (2023). Ha partecipato a progetti internazionali in Grecia, Francia e Germania e nel 2025 è presente alla mostra storica Flora. L'incanto dei fiori nell'arte italiana dal '900 a oggi presso la Fondazione Magnani Rocca. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Fondazione VAF Stiftung di Francoforte e il Ferdinand Museum di Innsbruck.
La pittura di Michele Parisi sgorga da una sensibilità che affonda le sue radici con ogni evidenza nella cultura nordica. Questo, suggeriscono le sue opere, dove, paesaggi e figure sono immersi dentro un'atmosfera rarefatta e fredda, come in questo lavoro, il cui titolo è anche la chiave per comprendere la ricerca di questo pittore trentino, nato a Riva del Garda: “La pittura non abitua all'obbedienza”. In effetti, dando uno sguardo alla produzione di Parisi, ci si accorge che la pittura è il luogo privilegiato della "disobbedienza", nella misura in cui essa rappresenta lo spazio dentro cui l'immaginazione si distende e arriva a trasfigurare la realtà in pura idea o essenza mentale. Qui, assente è ogni logica e l'anima obbedisce soltanto alle leggi dell'interiorità che trasformano le cose e le esperienze più varie in vissuti della coscienza. Anche da questo punto di vista, la pittura di Parisi si lega alla cultura d'oltralpe, questa volta però alla fenomenologia di Husserl. Quei vissuti emergono in filigrana nello spazio di una pittura evanescente fatta della stessa consistenza spirituale della memoria, per richiamare alla mente un momento già vissuto. Per la forza evocativa delle immagini, affiancherei idealmente Parisi a Böcklin ea tutta quella tradizione del Nord Europa che dalla Norvegia arriva sino alla Svizzera, passando per la Danimarca e la Germania. A quella tradizione cioè che nelle sue varie declinazioni è attraversata da quel sentimento nostalgico della vita che trova poi espressione sublime in autori come Peder Balker, Eduard Munch, Vilhelm Hammershøi e il fratello Sveden, oppure ancora Harald Sohlberg. Pittori di essenze e non di cose. È dentro questa tradizione che trova la sua più naturale dimora la poetica di Parisi, la cui anima penetra nella natura, e in ogni sua manifestazione, non già per coglierne la ragione, ma per cercare semmai se stessa, riscaldata appena dai toni bruni e crepuscolari di una nostalgia di chiara ascendenza romantica.
LA PITTURA NON ABITUA ALL’OBBEDIENZA
Gelatina fotosensibile, olio e grafite su tela,
cm 95x70,
2024
Testo di Michele Lasala
