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Ugo Riva

Ugo Riva (Bergamo, 1951), Accademico del Pantheon e vincitore del Premio Eugenio Montale per le Arti, è uno scultore autodidatta che ha costruito un linguaggio personale attingendo ai grandi maestri della storia dell'arte, convinto che l'arte sia un unicum senza tempo. La sua poetica indaga da sempre i temi esistenziali dell'umanità, mettendo al centro la fragilità dell'uomo contemporaneo.

Dal 1980 critici come Mario De Micheli, Elena Pontiggia e Vittorio Sgarbi hanno seguito il suo lavoro, cui si sono aggiunti in seguito Gerard Xuriguera, Donald Kuspit e Timothy Standring. Ha esposto in importanti sedi e gallerie internazionali, tra cui Parigi, Washington DC, Seoul, Firenze, Arezzo e Bergamo, con progetti pubblici e monumentali come Anima Mundi e la Via Cristi.

Tra le mostre più recenti: La Porta dell'Angelo (Arezzo, 2017), Natus (Firenze, 2019), Rubeus et Alii (Volterra, 2021), Perché mi hai abbandonato (Bergamo, 2022–23), 9 sculture per una Grande Anima (Pesaro/Ascoli Piceno, 2024). Nel 2025 la Fondazione Creberg ospita La Scala d'Oro, accompagnata da testi di Giovanni Gazzaneo, Franco Cardini e versi poetici di Davide Rondoni.

Nella scultura di Ugo Riva è sempre presente una profonda riflessione sulla tensione tra sacro e profano, tra anima e corpo. La Scala d'Oro prosegue la sua tradizione di indagine sull'esistenza umana e sull'iconografia religiosa, e attraverso una struttura visiva potente conduce lo spettatore in una meditazione su fede, potere e salvezza.

La composizione dell'opera richiama un altare: alla base siedono la solenne Madonna col Bambino, circondata da santi e figure autorevoli, disposti su troni riccamente decorati. Ai loro piedi pendono preziose chiavi dorate, simbolo dell'accesso alla verità, al potere e alla redenzione, ma sospese in una condizione di incertezza, come a ricordare che la scala verso il divino non è facilmente percorribile. Dal basso verso l'alto la scultura si sviluppa con una serie di corpi dinamici: chi cade, chi lotta, chi si arrampica con fatica, modellati con una materia ruvida che trasmette un forte senso di dolore. Questi gruppi richiamano l'iconografia del “Giudizio Universale”, esprimendo la lotta eterna dell'uomo tra salvezza e dannazione. La ripetizione della croce intensifica tale tensione: essa è al contempo simbolo di sacrificio e di potere, punto di svolta del destino umano.

La Scala d'Oro utilizza la metafora della “scala” per costruire uno spazio di interpretazione plurima: è la scala sacra della teologia medievale, che rappresenta il cammino dell'anima dal mondo terreno al paradiso; ma è anche, nel contesto contemporaneo, un'allusione alle gerarchie sociali e alle strutture di potere. Qui i simboli religiosi si intrecciano con il destino collettivo dell'umanità, generando un'allegoria che trascende il tempo.

Dal punto di vista formale, Riva fonde le tradizioni gotiche e barocche della scultura: le figure esasperano gesti e movimenti, con una materia densa e fortemente espressiva. Tuttavia, il trattamento materico rivela una sensibilità moderna: le superfici ruvide e fratturate mostrano una “sacralità incompiuta”. Questa imperfezione accresce la forza visiva dell'opera e le conferisce valore metaforico rispetto alla condizione umana contemporanea. Essa spinge lo spettatore a interrogarsi: nel mondo di oggi, esiste ancora una via verso la “scala d'oro”? Possediamo davvero le chiavi per accedere al sacro e alla salvezza?





LA SCALA D'ORO
Terracotta policroma, ferro, bronzo, alluminio, legno e altri materiali,
cm 220x100x338,
2024
Testo di Pengpeng Wang

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