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Zhao Zijun

Artista, laureata presso la School of Visual Arts di New York. Attualmente vive e lavora a New York. Le sue opere sono state esposte in numerosi paesi, tra cui Stati Uniti, Italia, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud. Tra le mostre più significative figurano: l'11ª Biennale d'Arte Contemporanea di Venezia presso Palazzo Bembo, Speranza: Mostra d'Arte Cinese Contemporanea al Palazzo della Cancelleria di Roma, e I Threw Myself In A Concrete Mixer presso le Gallatin Galleries di New York. I suoi lavori sono stati inclusi in diverse pubblicazioni artistiche di rilievo, come Art Anthology V 2022 della Biblioteca Nazionale di Spagna e Ambasciatori d’Arte in Italia. La sua ricerca artistica è profondamente ispirata alla cultura asiatica, che rielabora e racconta attraverso una prospettiva personale, dando vita a un linguaggio artistico unico che esplora l’intreccio tra eredità culturale e identità individuale.



L’arte all’incrocio del mondo

A volte mi chiedo: quale è, in fondo, l’identità di un artista? È quella di un individuo appartenente a una nazione specifica, o quella di un’anima che scorre liberamente nel mondo? L’Annuario d’Arte Contemporanea Cina–Italia fa risuonare nella mia mente una parola: risonanza. Questo volume riunisce cinquanta artisti provenienti dalla Cina e dall’Italia, le cui opere attraversano i confini geografici, linguistici e mediatici, tracciando, all’incrocio tra tempo e pensiero, una “mappa culturale” dell’arte contemporanea.

Avendo vissuto per molti anni a New York, in un crocevia globale di culture, ho sperimentato profondamente l’incertezza dell’identità. Per me, l’arte non è solo un mezzo di espressione, ma un processo di definizione del sé. Sono costantemente attratta dalle mie radici culturali asiatiche, e allo stesso tempo mi ritrovo a ridefinire me stessa in contesti interculturali. Questo stato d’essere prende forma concreta nell’Annuario d’Arte Contemporanea Cina–Italia: gli artisti cinesi estraggono dal dialogo tra tradizione e contemporaneità i fili di una spiritualità profonda, mentre gli artisti italiani ricostruiscono il linguaggio dell’arte tra classicità e modernità. Dall’incontro tra queste due culture emerge una nuova identità artistica — non un semplice simbolo culturale, ma un’identità fluida (fluid identity), nata dal movimento e dalla fusione.

Nel contesto contemporaneo, l’identità dell’artista non è più limitata dai confini nazionali, ma assomiglia piuttosto a un punto di coordinate del pensiero. Ognuno di noi cerca il proprio significato all’interno di diversi sistemi culturali, e l’arte diventa così un canale di comprensione reciproca.

Nel mio lavoro creativo, spesso ritorno alla cultura visiva orientale — dal “vuoto” della pittura paesaggistica al ritmo della calligrafia, fino al valore simbolico degli oggetti e dello spazio. Queste tradizioni non sono una storia chiusa, ma un’energia che può essere riattivata. Allo stesso modo, nell’Annuario, molti artisti affrontano la stessa domanda: come può la tradizione essere reinterpretata nel presente? Alcuni ricostruiscono l’ordine delle immagini attraverso simboli classici, altri ampliano la percezione corporea mediante i nuovi media. Questo linguaggio artistico, che parte dalla storia per proiettarsi nel futuro, rappresenta l’espansione stessa della cultura.

L’Annuario d’Arte Contemporanea Cina–Italia 2024 esiste in una duplice forma — pubblicazione cartacea e piattaforma digitale. Questa struttura parallela simboleggia la multidimensionalità dell’arte contemporanea: essa oltrepassa i limiti fisici dell’esposizione e rompe le barriere geografiche della diffusione. L’arte così può fluire liberamente, essere letta, osservata e reinterpretata. Questa forma di comunicazione aperta mi fa pensare alla parola coesistenza. L’arte non è più un’espressione isolata dell’individuo, ma una nutrizione reciproca tra culture. Che si tratti d’Oriente o d’Occidente, alla fine l’arte tende sempre verso un unico obiettivo: comprendere la complessità e l’infinito dell’essere umano.

L’Annuario d’Arte Contemporanea Cina–Italia trasforma l’arte in un linguaggio, permettendo alle diverse culture di ridefinirsi attraverso lo specchio reciproco. Per me, questo attraversamento non è solo un’esperienza creativa, ma anche un modo di vivere. Nel mio viaggio artistico porto sempre con me la memoria dell’Oriente, ma sono anche "modellata" dai paesaggi del mondo. Credo che ogni opera sia una testimonianza del tempo — essa racconta come, all’incrocio del mondo, continuiamo a cercare noi stessi attraverso l’arte.

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