
Cristina Tafuri
Già docente di Storia dell'arte presso il liceo Artistico "Sabatini-Menna" di Salerno. Da anni si interessa di arte contemporanea. Curatrice di mostre presso le più importanti istituzioni della provincia. Numerose sono le pubblicazioni da lei curate. Ha scritto per riviste specializzate. Ha collaborato con articoli sull'arte contemporanea con il quotidiano “le Cronache”. Ha pubblicato diversi libri d' artista. È la curatrice ufficiale della rassegna d'arte "Stella in arte" a Stella Cilento giunta alla ventiduesima edizione. Ha pubblicato il libro di poesie erotiche "In nome di Eros". Ha pubblicato con Vito Pinto e Edoardo Colace il libro Il cammino di Escher.
Il Senso dell’Arte
La relazione tra arte e scienza, una delle maggiori preoccupazioni dei nostri anni potrà essere risolta? Potrà una nuova forma di etica sociale e politica, che le unisca saldamente, ovviare alla sproporzione fra la rapidità del mondo delle invenzioni e la visione poetica ed estetica, un “impulso suicida” che bisognerà pur fermare? Già negli anni Trenta la grande scultrice Barbara Hepworth scriveva:” mi sembra chiaro che se non lottiamo come pazzi per tutti i valori umani e creativi, i nostri sensi non potranno sopravvivere al freddo potere dell’età delle macchine”. Infatti proprio negli ultimi anni si è assistito ad una accelerazione di nuove concezioni economiche, di nuovi rapporti sociali, si è verificato un radicale capovolgimento di metodologie tecnologiche, una proliferazione incontenibile di un mondo di immagini prodotte dagli apparati informativi e dai sistemi pubblicitari. E come, quasi un secolo fa, ci si chiede qual è la distanza che separa l’opera d’arte dalla produzione tecnologica delle immagini. Inoltre la produzione di immagini non è più solo compito peculiare dell’arte, vale a dire della manualità dell’uomo, del suo atto creativo e inventivo, ma è passato anche alla macchina, leggi intelligenza artificiale, entrando nel processo produttivo del sistema tecnologico, in quello che Gillo Dorfles chiama “le nuove dimensioni della visualità”, in riferimento alla varietà dei fenomeni ed esperienze che caratterizzano il coinvolgimento creativo tra l’arte e le nuove tecnologie. Non nascondiamo che questi sono momenti in cui l’arte sta trapassando dalla sclerosi di una forma definita e, in parte desueta, a una nuova forma, in cui sta ritrovando un modo diverso di dialogare con il presente e la vita stessa. L’ arte, dunque, si muove non all’esterno, bensì all’interno di questo territorio, e le alternative sono limitate, anche se vi è sempre la suggestione dell’atto creativo che potremmo dire appartiene allo sciamano del nostro tempo, non più paragonabile allo sciamano dei tempi passati. Egli piuttosto conosce e sa usare la tecnica prodotta dal nostro tempo, conosce e sa usare i mass media, tanto importanti per noi. Egli cerca nuova libertà partendo da qui, e servendosi di essi. Ma ricordandoci sempre che l’uomo è uomo per la sua capacità artistica, che era, è, e resterà sempre la capacità di esistere in questo mondo diverso da un animale e da una pianta. Perchè vi è un limite naturale a tutto ciò ed è qui che interviene la “saggezza dell’artista”, perché non si può pretendere che la tecnica e l’industria siano alla base dell’evoluzione dell’arte contemporanea, perché l’evoluzione delle arti dipende prima di tutto dalla creatività dell’artista e, poi, dall’uso dei materiali.
In questa visione dinamica dell’arte, nella libertà del gesto creativo, bisogna “leggere” le opere degli artisti presenti nell’annuario Italia-Cina 2025. Gli artisti invitati non hanno nessuna intenzione di raccontare: cercano di rappresentare una temperatura interna, una riproduzione dell’atmosfera sociale sempre più legata alla realtà intima ed effettiva dell’uomo. In questo senso non si può parlare di stili, perché come ci ricorda Omar Calabrese, gli stili sono tentativi di stabilizzazione delle forme in base a una loro logica interna, perchè gli stili hanno anche una loro vita morfologica, caratterizzata da diversi stati e stadi di stabilizzazione, che non seguono un processo lineare di evoluzione storica, ma piuttosto un processo di andata e ritorno fra stabilizzazione e rottura strutturale.
Al di là dei giudizi che ciascuno di noi è in grado di proferire sul suo tempo presente, resta il fatto che l’arte è pur sempre uno dei più penetranti atti di testimonianza di una civiltà data (e ciò vale per ogni tempo ed ogni luogo).E così davanti ad una sempre più frequente “furia delle immagini”( Jean Fontcuberta) probabilmente la domanda non sarà più “ se è arte questa?”, ma converrà sempre guardarsi intorno e farsene un’altra estremamente più vitale e ragionevole anche ai fini della conoscenza artistica “ma sarà un mondo questo?”.