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Giuseppe Anthony Di Martino

Giuseppe Anthony Di Martino lavora a Bologna dal 2014 dove si forma presso l'Accademia di Belle Arti. Sviluppa una ricerca che vede la fotografia come mezzo espressivo privilegiato ma anche video, libri d'artista e installazioni ne rendono variegata la produzione. Espone il proprio lavoro in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

La frequentazione con Cecilia Matteucci lo avvicina all'Opera lirica; arricchisce così le sue produzioni utilizzando i linguaggi della performance e del teatro. Nel 2021 sviluppa un percorso di ricerca presso Studio Azzurro in Milano e nel 2023 presenta il suo film d’artista Io sono Graziella nell’ambito di festival cinematografici internazionali in Italia, Francia, Stati Uniti, Egitto e India.

Nel 2024 entra a far parte della Scuola di alta formazione in Regia d'Opera lirica del Teatro Comunale di Bologna. Tra le varie collaborazioni artistiche Giuseppe Anthony Di Martino vanta nomi di fama internazionale tra cui Nino Migliori, Sissi, Lucy+Jorge Orta e Christian Boltanski.

In parallelo alla ricerca artistica si occupa di comunicazione e sviluppo di progetti culturali, consulenza strategica e pubbliche relazioni per valorizzare aziende e istituzioni. É membro del dipartimento educativo di Genus Bononiae - polo museale nella città di Bologna, collabora con il Centro Arti e Scienze di Fondazione Golinelli, è consulente culturale per la Fondazione Ente Liceo Convitto di Modica ed è Presidente della Commissione Comunicazione del Distretto Rotaract 2110 Sicilia – Malta per l'anno rotariano 2025/2026.

L’opera Geografie riorganizza l’immagine fotografica attraverso una struttura a griglia, scomponendo l’esperienza spaziale continua in una serie di unità visive autonome ma interconnesse. L’intero lavoro è composto da numerosi riquadri quadrati: ogni modulo appare come un frammento catturato in tempi e luoghi differenti, disposto accanto agli altri sullo stesso piano. In questo modo, l’artista non presenta più il paesaggio nel senso tradizionale, ma costruisce una mappa visiva della percezione dello spazio e della memoria.

Il linguaggio centrale dell’opera è quello della frammentazione. La struttura reticolare divide lo spazio in moduli distinti, ciascuno caratterizzato da una propria tonalità cromatica e da una specifica condizione luminosa. Alcuni riquadri mostrano strade e architetture appena riconoscibili, mentre altri si avvicinano quasi all’astrazione, lasciando emergere soltanto tracce di colore e grana. Questo passaggio graduale dal figurativo all’astratto porta lo spettatore a oscillare continuamente tra riconoscimento e perdita di riferimento.

La qualità materica della pellicola svolge un ruolo fondamentale. La grana, le dominanti cromatiche e le leggere instabilità dell’esposizione conferiscono all’immagine una consistenza simile a un deposito del tempo. Le tonalità fredde di blu e viola dominano la composizione, evocando paesaggi urbani immersi nella notte o nel crepuscolo. Qua e là, brevi apparizioni di colori caldi emergono come fonti luminose improvvise, introducendo un ritmo visivo che alterna quiete e intensità.

Attraverso la combinazione di fotografia e manipolazione digitale, Giuseppe Anthony Di Martino riorganizza immagini provenienti da tempi e luoghi differenti, facendole dialogare all’interno di una nuova struttura visiva. In questo contesto, la geografia non appare più come una mappa stabile, ma come una struttura dinamica composta da memoria, movimento e percezione.

La griglia suggerisce anche l’idea di un sistema di misurazione o di registrazione. Tradizionalmente, la geografia cerca di comprendere l’ordine spaziale del mondo attraverso metodi razionali; in quest’opera, tuttavia, tale ordine viene messo in discussione. Lo spazio è frammentato in immagini instabili, e ogni riquadro sembra funzionare come una coordinata incompleta, invitando lo spettatore a ricostruire nuove connessioni e nuovi percorsi.

In questo modo, Di Martino trasforma lo spazio quotidiano in una rete visiva fatta di tempo, memoria e percezione. Tra questi frammenti d’immagine, la geografia non appare più come un confine fisso, ma come un campo di esperienza in continua trasformazione.





GEOGRAFIE
Fotografia analogica e manipolazione digitale, dimensione variabile, 2021-2025
Testo di Pengpeng Wang

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