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Giuseppe Golino

Giuseppe Golino, nato a Maddaloni e residente a Marcianise, si diploma nel 2015 presso il Liceo Artistico Statale di San Leucio. Prosegue gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, specializzandosi in Grafica d’Arte – Incisione, conseguendo il diploma con il massimo dei voti nel 2023.

Nel corso della sua formazione partecipa e viene selezionato in numerosi concorsi nazionali e internazionali, ottenendo diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Fibrenus – Incisione (2021), il Premio Ilaria Ciardi (2021), l’XI Premio Internazionale Biennale di Incisione – Confronto fra Accademie di Belle Arti (2021), il Premio Octale – Quarantaperquarantaverso (2021), il Premio Raffaele Pezzuti per l’Arte (2021) e il Premio Giovani Incisori di Bagnacavallo. È inoltre selezionato tra gli artisti di YAG/Garage (2021) e per il premio Sette opere per la misericordia del Pio Monte della Misericordia (2022). Nel 2024 riceve il Premio Il Pendio (56ª edizione, Corato) e nel 2025 ottiene una menzione speciale come giovane talento emergente al Premio Odoardo Toti.

Attualmente è candidato al Premio Amedeo Modigliani ed è stato selezionato per il Premio Francesco Fabbri. Ha lavorato presso La Corte della Miniera come responsabile dei laboratori di incisione. Espone in diverse gallerie e continua la sua ricerca tra pittura, tecniche incisorie e sperimentazioni materiche e astratte.

Attualmente insegna Discipline Grafiche e Pittoriche presso il Liceo Nanni Valentini di Monza.

L’opera Kenopsia 1 costruisce uno spazio spirituale carico di tensione e inquietudine attraverso una composizione intrecciata di più figure umane. I personaggi presenti nell’immagine appaiono vicini tra loro, ma privi di un vero scambio o di una reale connessione: ogni corpo rimane immerso nella propria postura, come se fosse confinato nel proprio campo emotivo. Attraverso la figura umana come linguaggio centrale, l’opera trasforma la solitudine individuale e il peso psicologico in una narrazione visiva fortemente drammatica. Le figure sono distribuite su diversi livelli della composizione: alcune sono in piedi, altre rannicchiate, altre ancora sedute di lato. Le posture appaiono tese e instabili, come se ogni corpo cercasse un luogo in cui trovare equilibrio. Sebbene le figure condividano lo stesso spazio, non si stabilisce tra loro un rapporto diretto. Questa condizione di prossimità senza contatto, di vicinanza accompagnata da isolamento, costituisce uno dei temi fondamentali dell’opera. Attraverso questa struttura corporea frammentata, l’artista rende visibile la distanza psicologica che spesso separa gli individui.

Il linguaggio pittorico di Giuseppe Golino è fortemente espressivo. I contorni dei corpi sono tracciati con linee rapide e incisive, mentre la materia interna prende forma attraverso sovrapposizioni e velature di colore che suggeriscono muscoli e chiaroscuri. Le tonalità di rosso-bruno e nero conferiscono ai corpi una consistenza quasi terrosa o carnale, sottolineando la presenza fisica del corpo ma suggerendo al tempo stesso fragilità e stanchezza. Le colature e gli spruzzi di colore introducono un ritmo visivo frantumato, come se le figure fossero circondate da una forza invisibile. Al centro della composizione si apre una zona scura e compatta, simile a un’ombra pesante che avvolge le figure. Questo spazio oscuro appare allo stesso tempo come sfondo e come abisso psicologico, dal quale i corpi sembrano emergere. Il contrasto tra luce e oscurità rafforza la dimensione drammatica dell’immagine e suggerisce anche una metafora del confine tra coscienza e inconscio.

Kenopsia 1 sembra esplorare una condizione esistenziale: quando l’individuo perde il legame con gli altri e con il mondo, il corpo diventa l’unico luogo capace di custodire e manifestare l’emozione. Le posture delle figure ricordano allo stesso tempo sculture e istanti congelati nel tempo, conferendo all’immagine una struttura quasi teatrale. Il corpo non appare più soltanto come forma biologica, ma come contenitore di stati emotivi e spirituali.

Attraverso la sovrapposizione e la dispersione delle figure, Golino crea una tensione sottile: gli individui sembrano condividere lo stesso spazio, ma non riescono mai davvero a raggiungersi. In questa relazione sospesa, il corpo rimane l’unico linguaggio autentico e silenzioso.





KENOPSIA 1
Tecnica mista su tela, cm 70 x 100, 2025
Testo di Pengpeng Wang

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