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Lei Shuang

Lei Shuang, nata a Changsha, vive e lavora a Pechino. Dal 1989 al 1991 ha frequentato il V Corso di Ricerca Creativa del Dipartimento di Pittura a Olio dell’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, ricevendo una formazione sistematica nell’ambito della pittura contemporanea e dell’espressionismo astratto. Dalla fine degli anni Ottanta è attiva sulla scena dell’arte contemporanea cinese ed è considerata una delle prime artiste a esplorare in modo continuativo, attraverso il linguaggio dell’astrazione espressionista, il tema del corpo – anima – struttura della vita.

Nel 1987 le sue opere su carta e i suoi testi teorici sono stati pubblicati sul China Fine Arts Newspaper diretto da Li Xianting, segnando il suo ingresso nel panorama critico dell’arte contemporanea. Nel 1996 è stata invitata a partecipare alla mostra itinerante internazionale BEIJING AND BEYOND, organizzata dalla National Association of Women Artists e presentata presso il Palazzo delle Nazioni Unite a New York. Nel 1999 ha ricevuto il Premio di Eccellenza dell’Asia-Pacific Art Research Institute e ha partecipato alla cerimonia di premiazione a Washington. Ha tenuto mostre personali al Museo Nazionale d’Arte della Cina nel 1998 e nel 2008. Nel 2003 ha esposto alla BLOXHAM Gallery di Londra. Nel 2015 il volume accademico pubblicato da Harvard University Press, Inscribing the Body and Gendering the Canon: Women’s Art in Contemporary China, le dedica un’analisi specialistica e riproduce alcune sue opere rappresentative.

Negli ultimi anni ha realizzato numerose mostre personali e progetti espositivi di rilievo: Armonia – Arte astratta espressionista (Pechino, Jindu Art Center, 2015); Parole di luce (Pechino, China Guardian Art Center, 2019); Spirito di luce e ombra – Opere recenti (Pechino, Jindu Art Center, 2023). I suoi dipinti sono stati selezionati per importanti mostre internazionali: Uscire dal Padiglione delle Peonie – Arte femminile contemporanea cinese (Museo Etnografico di San Pietroburgo, 2016); The 1st Annual METAVERSE Art@VENICE presso l’Arsenale della Biennale di Venezia (2022); Omaggio alla forza femminile – Forbes China Outstanding Women Artists (Pechino, Phoenix Center, 2024).

Nel 2021 è stata inserita nella lista Top 100 Influential Contemporary Asian Artists (BNAAC Asia-Pacific Art Research Center / Beverly North America Contemporary Art Center). Nel 2024 ha ricevuto il Terzo Premio Italiano Leonardo da Vinci Art Documentation Award, unica artista cinese premiata, ed ha esposto presso la Sala Espositiva del Municipio Metropolitano di Roma. Nello stesso anno, il suo ritratto e le sue opere pittoriche sono stati riprodotti su francobolli e fogli commemorativi emessi congiuntamente dall’Amministrazione Postale delle Nazioni Unite, dalle poste di Germania, Austria e Paesi Bassi e dall’Associazione Filatelica Europea, sotto il titolo International Cultural Model – Lei Shuang. Nel 2025 ha ricevuto il Premio Internazionale alla Tokyo 2025 – 18th International Art Grand Prize Exhibition (Museo Metropolitano d’Arte di Tokyo) ed è stata selezionata e premiata nella rassegna Forbes China Contemporary Masters (Top Ten Western Painting Artists).

Nel panorama dell’arte femminile contemporanea cinese, Lei Shuang è un’artista che ha costruito uno stile personale attraverso una lunga e coerente riscrittura di uno stesso nucleo spirituale. La serie La danza dell’anima, sviluppata lungo oltre trent’anni, costituisce non solo l’asse portante della sua storia artistica, ma anche un testo visivo emblematico per l’espressionismo astratto e l’arte femminile contemporanea in Cina. 

La serie La danza dell’anima del 2025 rappresenta la prosecuzione della versione del 2011 ed è al tempo stesso una riscrittura più concentrata, severa e metafisica. Le immagini dei girasoli, simili a scheletri, emergono in una gamma tonale dominata da neri, bianchi e grigi, esprimendo una forte tensione vitale e una profonda inquietudine spirituale: una vera e propria danza visiva della “vita non organica”. La pittura di Lei Shuang eredita e trasforma il linguaggio dell’espressionismo astratto: pennellate energiche, materia densa, colature, strutture quasi automatiche. I vortici ricorrenti, le ossature lineari intrecciate e le vaste colature sono insieme tracce dell’azione pittorica e residui dei movimenti corporei sulla tela. Questa “traccialità” trasforma l’opera in un deposito di azione e di tempo. Come Pollock introdusse il corpo nella pittura, Lei Shuang vi innesta emozioni, esperienze vitali ed energia spirituale, decostruendo e ricomponendo incessantemente la forma del girasole fino a creare una figura intermedia tra pianta, scheletro e struttura astratta.

Nel suo racconto artistico, il girasole non è un semplice oggetto naturale, ma un “oggetto correlativo” che media esperienze interiori multiple. In dialogo con la teoria di T. S. Eliot, l’immagine esterna diventa veicolo dell’emozione interiore. Diversamente dall’enfasi vitalistica di Van Gogh, i girasoli di Lei Shuang sono privati di lirismo e decorativismo e orientati verso un’esperienza ontologica più profonda. Nel 2025 essi perdono quasi ogni morbidezza floreale per assumere una struttura scheletrica: i dischi come orbite vuote, le linee come nervi scoperti, l’atmosfera severa e inquietante ma non mortuaria. Questo “fiore osseo” non rappresenta la fine della vita, bensì il suo stato originario, spoglio e indomabile.

L’artista parla di forza della vita non organica: qui la vita non dipende più dal corpo biologico ma si manifesta come struttura ed energia. Le figure non sono né piante né corpi umani, bensì forme spirituali costruite da linee, materia e vortici. La loro danza è l’esternazione di un’anima senza catene. Le ossature lineari sembrano passi che sfidano la gravità; le colature, tracce del tempo sul corpo. La libertà non è volo romantico, ma resistenza in una struttura instabile, un movimento spirituale nato da frattura e ricostruzione.

Sebbene Lei Shuang non rappresenti direttamente il genere, la sua opera è profondamente connessa ai temi centrali dell’arte femminile contemporanea. Inserita nel volume di Harvard come caso esemplare, la sua pittura scrive l’esperienza corporea e la coscienza soggettiva in forma astratta. Nella Danza dell’anima il corpo è assente come figura ma presente come struttura, traccia ed energia: vortici come viscere, linee come nervi, ossature come intelaiatura segreta della vita. Questa “scrittura del corpo de-corporalizzata” supera lo sguardo tradizionale sulla figura femminile e rivela una struttura spirituale interna fondata su esperienza e resistenza.

Dalle sperimentazioni su carta degli anni Ottanta alle grandi tele recenti, Lei Shuang mantiene uno sguardo continuo sul medesimo nucleo spirituale. Il ritorno costante della Danza dell’anima costruisce una struttura circolare nella sua storia artistica. Il ciclo del 2011 esprime esplosione emotiva e slancio formale; quello del 2025 appare più calmo, concentrato e introverso. La tavolozza ridotta al bianco, nero e grigio e le forme sempre più scheletriche rivelano un percorso di progressiva spoliazione verso l’essenza.

Come afferma l’artista, il girasole mi conduce ogni volta nell’ignoto, aprendomi a nuove possibilità. La danza dell’anima non offre risposte definitive, ma un esperimento spirituale in continua evoluzione. Rifiuta narrazione, ornamento e riconciliazione, e trasforma l’energia vitale, l’angoscia e la volontà libera in strutture visibili. Nel punto d’incontro tra astrazione contemporanea e arte femminile, l’opera di Lei Shuang rivela una rara coerenza interiore e una durata esemplare: i suoi “fiori scheletrici” mostrano la danza dell’anima nei limiti estremi; cercare sostegno nell’instabilità, affermare l’esistenza nella frattura, aprire nuove possibilità nell’ignoto.





LA DANZA DELL'ANIMA
Acrilico su tela, cm 60 x 80, 2025
Testo di Pengpeng Wang

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