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Li Zheyu

Li Zheyu è un artista che utilizza principalmente la fotografia e il linguaggio dell’immagine come strumenti di ricerca. La sua pratica si concentra su come l’immagine produca significato in condizioni specifiche, piuttosto che limitarsi a rappresentare significati già dati. Attraverso l’uso del colore, della struttura, della suddivisione dello spazio e delle condizioni di visione, analizza come elementi visivi apparentemente neutri possano essere funzionalizzati e partecipare alla costruzione del senso.

Il suo approccio è influenzato dalla formazione negli studi di giornalismo e cinema, ma non è orientato alla narrazione o alla rappresentazione di eventi. Al contrario, si concentra su relazioni strutturali come stato, transizione e ripetizione. Nella sua pratica artistica interviene spesso su sistemi quotidiani, fonti di luce ambientale o infrastrutture ordinarie, creando immagini che si collocano in una condizione liminale, tra indicazione e orchestrazione, rendendo visibili le condizioni stesse dell’atto di guardare.

I suoi lavori sono generalmente presentati sotto forma di serie o progetti, situandosi tra documentazione e costruzione visiva. L’artista enfatizza l’immagine come meccanismo generativo, più che come semplice strumento espressivo. Attualmente vive e lavora tra Londra e Shanghai, dove continua a sviluppare progetti dedicati alla logica di generazione dell’immagine e alle strutture della visione. Le sue opere sono state selezionate in premi fotografici europei e presentate in mostre indipendenti.

In questa serie fotografica, Li Zheyu prende in prestito il concetto di “turn resolution” dei giochi di ruolo (RPG) come struttura interpretativa per osservare e comprendere lo spazio urbano. La città non viene più percepita come un organismo continuo e stabile, ma viene scomposta in una sequenza di nodi temporali, costituiti da azioni, reazioni e risultati. L’atto dello scatto fotografico non è quindi soltanto uno strumento di registrazione della realtà, ma diventa il segno della fine di un tempo: nel momento in cui la macchina imprigiona le immagini, le molteplici variabili della città vengono temporaneamente congelate e il rapporto tra azione ed esito si manifesta sul piano visivo. L’artista utilizza l'occlusione visiva come strategia centrale, riorganizzando lo spazio urbano in una struttura narrativa multilivello. Colonne, margini architettonici o aree oscurate interrompono la continuità dell’immagine, frammentando il paesaggio urbano in unità visive separate. Questa interruzione intenzionale spezza la nostra consueta modalità di osservazione continua, trasformando la superficie della città in una struttura visiva discontinua e da ricomporre.

All’interno di queste parti, di questi momenti, di queste spezzature, le azioni minime della vita urbana acquisiscono un nuovo significato: un passante che scaccia dei piccioni con un calcio, uno scooter per le consegne fermo sotto un’insegna al neon, un ciclista che attraversa l’incrocio nel momento in cui il semaforo diventa verde. Comportamenti che nella quotidianità passano quasi inosservati vengono temporaneamente fissati dal meccanismo di risoluzione della fotografia, diventando parte della logica operativa della città. Ogni immagine appare come la registrazione di un’azione, che genera una nuova narrazione proprio nel momento in cui il risultato si manifesta. Attraverso questo metodo, l’artista sottrae i segni standardizzati della città - semafori, insegne commerciali, facciate architettoniche - al loro contesto funzionale originario. Essi non sono più semplici strumenti urbani, ma diventano tracce visive che portano con sé tempo, lavoro e relazioni sociali. Nelle immagini compaiono come frammenti, simili a residui materiali del funzionamento urbano, che alludono ai meccanismi complessi nascosti sotto l’apparente ordine della città.

Questa serie non si limita a documentare lo spazio urbano, ma tenta di rivelare la logica invisibile che ne governa il funzionamento. Tra occlusioni visive e strutture frammentarie, lo spettatore è invitato a sviluppare un nuovo modo di guardare: attraversare i punti ciechi della percezione e riscoprire le micro-narrazioni nascoste dall’esperienza quotidiana. La città, in queste immagini, non è più un semplice sfondo, ma diventa un sistema in continua risoluzione di turni, dove ogni azione, pausa o incrocio rappresenta una conclusione temporanea della storia urbana.





TURN RESOLUTION
Stampa fotografica, cm 60 x 40, 2025
Testo di Pengpeng Wang

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