Lia Chia
Lia Chia nasce a Bitti nel 1971 e fin dall’infanzia manifesta una spontanea vocazione per il disegno e il colore, talento che nel tempo diventa il tratto distintivo della sua ricerca artistica. Trasferitasi a Cagliari in giovane età, prosegue il proprio percorso di studi coltivando parallelamente la passione per l’arte. La sperimentazione, guidata da una profonda esigenza espressiva, la porta a esplorare tecniche, materiali e linguaggi fino a sviluppare uno stile personale, riconoscibile e in continua evoluzione.
L’incontro con galleristi e critici che ne apprezzano la poetica visiva apre all’artista il panorama espositivo nazionale e internazionale. Le sue opere sono state presentate in numerose città italiane, tra cui Roma, Firenze, Venezia, Milano, Ferrara, Palermo, Pisa, Capri e Jesolo, e in importanti contesti internazionali come Parigi, New York, Dubai, Pechino, Londra, Berlino, Barcellona e Tokyo.
La sua ricerca si muove tra figurazione, astrazione e simbolismo, costruendo immagini sospese e cariche di significato. Nel corso della sua carriera ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Canaletto, il Premio Modigliani, il terzo posto al Premio Giuseppe Mazzini e la selezione tra i finalisti del Premio Nozzoli. Nel 2025 si distingue inoltre con il secondo posto ex aequo al premio Artista del Regno Unito.
Per Lia Chia l’arte rappresenta una forza vitale e un ponte tra il visibile e l’invisibile. Dipingere significa accedere a uno spazio interiore dove tempo e materia si sospendono, permettendo alla creatività di manifestarsi in tutta la sua essenza.
L’arte è il mio modo di respirare nel mondo.
Lia Chia
Il principio di simultaneità, ricorda Calvino, anima la fantasia. È l’idea che tutto possa convivere, nello stesso istante, nello stesso spazio mentale, in un gioco continuo di rimandi, risonanze, sovrapposizioni. Creare, sotto l’egida dell’immaginazione, significa allora orchestrare un complesso accordo fra realtà e finzione, fra il visibile e l’invisibile, un equilibrio fragile che, per mantenersi saldo, necessita al tempo stesso della sobrietà d’intenti e dell’abilità stilistica. Potrei dire, in parole più semplici, che la reinterpretazione delle cose del mondo, attraverso il filtro della fascinazione, impone insieme rigore e leggerezza, pensiero e istinto, distacco e passione. Le opere di Lia Chia si inscrivono perfettamente in questa logica. Esse sono particolari perché attingono a un immaginario stratificato, capace di ammiccare alle più disparate suggestioni dei grandi Maestri della pittura tradizionale, eppure non scadono mai nella citazione sterile. Al contrario, mantengono una propria cifra espressiva, immediatamente riconoscibile, che si nutre di quelle fonti solo per distaccarsene con slancio, per proporre nuove forme e nuove possibilità.
L’osservatore, posto di fronte ai suoi quadri, si trova immerso in un caleidoscopico orizzonte di forme e figure: un universo pittorico fluido, dove con naturalezza lo sguardo scivola dal figurativo all’astratto. Così appaiono soggetti postcubisti che, sebbene fermi in pose ieratiche, sembrano animarsi attraverso lo sguardo, che si fa disincantato e quasi ironico. A essi si intrecciano danze cromatiche che richiamano le soluzioni postimpressioniste ed espressioniste, mentre costruzioni geometriche accolgono e annodano gli elementi più disparati, come se si trattasse di visioni catturate in uno stato di continua metamorfosi. Tutto è in divenire, tutto vibra di un’energia sospesa tra ordine e caos. La pittura dell’artista nuorese non è mai semplice rappresentazione: si pone, piuttosto, come un tutto possibile. Il riferimento al fantastico non è un abbellimento, un orpello con cui rivestire la realtà, ma diventa lo strumento per rivelare la sua trama nascosta. In questa incessante dimensione onirica, lo spettatore viene guidato a riconoscere l’universo magico che sottende la vita, quell’intreccio di simboli, enigmi e meraviglie che solo lo sguardo dell’artista sa portare alla luce. Il meraviglioso, di cui è dotata la natura, ritrova così la sua ragion d’essere fra le tele di Chia. Ma non come esotismo o fuga dal reale: al contrario, come riscoperta delle radici profonde dell’esistenza. È l’idea che si fa azione libera, non più piegata ai meccanismi dell’intelletto, ma capace di dischiudere una visione altra, in cui il pensiero razionale si arrende di fronte al mistero e all’intuizione poetica. Questa pittura, prima ancora che linguaggio estetico, si configura dunque come una vera e propria rivoluzione filosofica. Essa affonda le proprie radici nella grande tradizione della letteratura fantastica e visionaria, che ha sempre saputo accogliere ogni genere di ispirazione proveniente dalle maglie, spesso insondabili, della vita. Con Lia Chia, la pittura diviene un atto ri-creativo: un gesto che non ripete, ma rigenera, non descrive, ma svela. Il suo scopo è chiaro: valorizzare l’anima fiabesca e oscura dell’esistenza, quell’anima che abita i sogni e che raramente si lascia catturare. Nei suoi quadri si avverte la vertigine dell’invisibile che prende forma, la potenza visionaria che trasforma la tela in un varco verso altri mondi, dove la logica lascia spazio alla meraviglia, e la realtà si specchia nel mito e nella leggenda: del suo sguardo, uno sguardo che abita la materia, la penetra e ne fa scaturire un mondo.
RISVEGLIO DI PRIMAVERA
Acrilico su tela, spatola e pennello, cm 70 x 70, 2025
Testo di Vittorio Sgarbi
