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Luciano Massari

Luciano Massari ha iniziato a scolpire giovanissimo, frequentando fin dall’adolescenza i laboratori di marmo di Carrara, formazione poi consolidata con gli studi all’Accademia di Belle Arti. Professore di Scultura in diverse Accademie italiane, è stato a lungo Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

All’inizio degli anni Duemila attraversa una profonda trasformazione stilistica, abbandonando progressivamente la figurazione per sviluppare una ricerca in cui la scultura diventa dialogo tra parola, materia e pensiero. Il marmo non è più soltanto materiale, ma voce capace di esprimere contenuti simbolici e concettuali.

La sua opera è profondamente legata alla natura e alla riflessione sulle fragilità dell’ambiente. Nel 2004, invitato dalla Fondazione Rapa Nui sull’Isola di Pasqua, realizza l’installazione permanente 7 Verità, simbolo di dialogo interculturale e ambientale. Nel 2005 partecipa alla 51ª Biennale di Venezia con il progetto Isola della poesia, mentre Isola dell’identità entra nella Collezione Gori della Fattoria di Celle.

Tra le opere più significative si distingue l’installazione monumentale ALLALUNA (2009), realizzata nelle cave Michelangelo di Carrara, dedicata all’allunaggio e al rapporto tra arte, scienza e natura.

Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private e sono state esposte in sedi internazionali come il Seoul Museum Hangaram Art Center, la Permanente di Milano e il Grand Central Terminal di New York.

Nell’opera La soglia del silenzio n.4, Luciano Massari dà forma a una scultura antropomorfa verticale e raccolta attraverso un linguaggio formale estremamente essenziale. Il volume, slanciato e compatto, si sviluppa verso l’alto, mentre la superficie conserva le venature naturali della pietra, permettendo all’opera di mantenere, nonostante la semplificazione della forma, il peso e la memoria del materiale. La scultura non presenta dettagli espliciti, ma attraverso il profilo generale suggerisce una presenza quasi umana: una figura sospesa tra figurazione e astrazione, come se si trovasse in una zona di passaggio tra forma fisica e dimensione spirituale.

La verticalità costituisce il carattere visivo più significativo dell’opera. Il corpo allungato emerge lentamente da una base quadrata, generando una tensione interna orientata verso l’alto. Questa struttura ridotta all’essenziale conferisce alla scultura una qualità che ricorda un monolite o una figura di guardia: può apparire come un essere umano immobile e silenzioso, ma anche come una linea simbolica di confine. In questa condizione, la scultura non è più soltanto una forma, ma diventa la metafora di una soglia, un passaggio verso l’interiorità e la contemplazione.

Il marmo assume qui un ruolo fondamentale. Le venature e il tono scuro della pietra conferiscono alla scultura un carattere solido e introverso; la luce scorre lentamente sulla superficie, accentuando la sensazione di quiete. In dialogo con le colonne e i portici degli edifici storici circostanti, la scultura sembra quasi emergere dallo spazio stesso, generando un nuovo punto di concentrazione spirituale all’interno dell’ordine architettonico classico.

La soglia del silenzio non rappresenta un individuo specifico, ma una condizione dell’essere. Come osservava il filosofo Martin Heidegger, il silenzio non è l’assenza di linguaggio, ma una modalità attraverso cui l’essere si manifesta. La scultura esprime proprio questa dimensione di silenziosa vigilanza: una forma che rimane in piedi nel tempo, mantenendo nello spazio una presenza stabile e introspettiva.

Tra l’ordine dell’architettura e l’apertura del cortile, l’opera crea una sorta di passaggio spirituale. Chi attraversa o si sofferma davanti alla scultura percepisce, anche solo per un istante, una forza silenziosa che sembra provenire dal cuore stesso della pietra. La scultura è allo stesso tempo forma e confine - una porta simbolica che conduce verso l’interiorità e la profondità del tempo.





LA SOGLIA DEL SILENZIO N.4
Scultura in marmo, cm 52 x 61 x 260, 2025
Testo di Pengpeng Wang

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