Luigi Di Fabio
Luigi Di Fabio, sviluppa una ricerca artistica incentrata sulla leggerezza come categoria poetica attraverso cui interrogare la condizione umana. Nel suo lavoro, la tensione tra peso e sospensione diventa metafora dell’esperienza esistenziale: il corpo - spesso autoritratto - appare in bilico, intento a sottrarsi alla gravità pur rimanendo inevitabilmente legato alla propria finitezza.
L’artista intende la leggerezza non come uno stato raggiunto, ma come aspirazione e movimento verso un oltre, che esprime il desiderio profondamente umano di superare i limiti imposti dalla materia, dall’identità e dal tempo. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e l’Università Cattolica di Milano, Di Fabio costruisce un linguaggio essenziale che attraversa pittura, fotografia e video. Attraverso superfici grezze, velature e processi di sottrazione, crea ambienti rarefatti in cui il corpo si manifesta come soglia: una presenza instabile, protesa verso un altrove possibile ma mai definitivamente conquistato.
Nel 2024 riceve il Primo Premio alla XVIII edizione del Premio Morlotti – Imbersago. Nel 2025 è finalista al Combat Prize, con una mostra al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno; presenta la sua prima personale, Epifania di leggerezza, presso ARCgallery (Monza), a cura di Antonella Giovenzana. Nel 2026 è tra i finalisti del Premio Mestre di Pittura, con una esposizione alla Fondazione MUVE di Mestre, partecipando alla collettiva Corpo a Corpo al Museo della Permanente di Milano, a cura di Simona Bartolena e Giorgio Seveso.
Nell’opera Nessun limite, nemmeno il cielo #4, Luigi Di Fabio costruisce uno spazio sospeso tra realtà e metafora attraverso un linguaggio visivo estremamente essenziale e poetico. Sul lato destro dell’immagine, una serie di corpi semitrasparenti insieme a un grappolo di palloncini forma una struttura verticale orientata verso l’alto, mentre l’ampia area di vuoto che si estende sulla sinistra conferisce allo spazio una qualità leggera e instabile. È proprio in questa composizione asimmetrica che si genera una tensione visiva tra ascesa e limite.
Nel contesto della ricerca dell’artista, i palloncini non sono semplici elementi decorativi, ma assumono il valore di segni concettuali. Essi simboleggiano il desiderio umano di leggerezza, libertà e trascendenza, ma rivelano al tempo stesso la fragilità di tale aspirazione. I palloncini esistono soltanto grazie all’aria che li sostiene e possono dissolversi o scoppiare in qualsiasi momento; ciò che rappresentano non è un vero volo, ma piuttosto una sospensione temporanea e incerta. Il corpo umano inserito in questa struttura appare simultaneamente sostenuto e sul punto di perdere l’equilibrio.
La figura umana è rappresentata solo attraverso frammenti del corpo, priva di una presenza pienamente definita. Questo trattamento sottrae alla figura la postura eroica tipica della pittura tradizionale, sostituendola con una condizione di esistenza silenziosa e vulnerabile. Il soggetto non conquista il cielo, ma sembra negoziare continuamente con la gravità per mantenere un equilibrio provvisorio. Non si tratta né di caduta né di vero volo, ma di una condizione di sospensione permanente.
L’artista utilizza una gamma cromatica azzurra, rarefatta e controllata, che conferisce all’immagine un’atmosfera quasi nebulosa. In questo spazio cromatico i contorni tra corpi e palloncini si dissolvono gradualmente, come se fossero immersi nell’aria stessa. Il colore non descrive semplicemente l’ambiente, ma diventa un campo emotivo che genera una sensazione di fluttuazione senza coordinate definite.
Quest’opera non rappresenta un trionfo della trascendenza. Al contrario, suggerisce una condizione di tentativo continuo: l’essere umano cerca incessantemente di superare i propri limiti, pur restando ancorato alle condizioni della realtà. Come osservava Italo Calvino nella sua riflessione estetica sulla leggerezza, la vera leggerezza non consiste nell’evadere dal mondo, ma nel mantenere un equilibrio sensibile con la gravità stessa.
In questa prospettiva, la leggerezza non appare più come un’illusione, ma come una tensione costante - una forza che orienta lo sguardo verso una possibilità ancora non raggiunta.
NESSUN LIMITE, NEMMENO IL CIELO #4
Olio su tela grezza, cm 180 x 140, 2025
Testo di Pengpeng Wang
