Marco Biagioni
Marco Biagioni, vive e lavora a Roma. La sua ricerca si fonda sulla sperimentazione e sulla contaminazione dei linguaggi, sviluppando un immaginario in cui realtà, dimensione onirica e simbolismo si intrecciano in narrazioni sospese e stratificate.
La sua produzione spazia tra l'analogico e il digitale ed esplora narrazioni visive sospese nel tempo, consolidando una visione poetica personale.
Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’ISIA di Urbino, maturando un approccio multidisciplinare che attraversa video, animazione, illustrazione, fotografia e collage. Nel corso della sua carriera partecipa a numerosi festival nazionali e rassegne internazionali, ottenendo riconoscimenti come il Videoholica - International Video Art Festival (Varna, Bulgaria), Magmart (Napoli) e l’Asolo Art Film Festival (Treviso), per citarne alcuni. Ha esposto in contesti di rilievo nazionale e internazionale, tra cui il River to River Festival (New York, USA), il Vittoriale degli Italiani (Brescia), il Museo Nazionale La Civitella (Chieti) e International Exhibition Skyline 2 (Milano).
Nell’opera fotografica Ombre n.1, Marco Biagioni costruisce uno spazio visivo sospeso tra realtà e interiorità attraverso una struttura spaziale capovolta e il riflesso della superficie dell’acqua. L’immagine sembra rovesciare cielo e terra: il lago e il cielo diventano specchi reciproci, mentre il confine tra roccia e acqua si dissolve, facendo perdere allo spettatore ogni senso immediato di orientamento. È proprio in questa instabilità visiva che l’opera invita a una riflessione sull’identità e sull’esistenza.
La figura umana, debole e sfocata al centro dell’immagine, rappresenta il nucleo spirituale dell’opera. Essa appare allo stesso tempo come il riflesso reale di una persona e come una traccia sospesa di presenza. Il vento increspa l’acqua e frantuma continuamente l’ombra, che si dissolve e si ricompone, come se anche l’identità fosse soggetta a un processo di continua trasformazione. L’artista non colloca la figura su un terreno stabile, ma la lascia esistere soltanto sulla superficie instabile del riflesso, suggerendo così la condizione di incertezza dell’individuo contemporaneo nel mondo.
Questa costruzione spaziale introduce una chiara dimensione filosofica. Il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty osservava che l’essere umano non si colloca al di fuori del mondo per osservarlo, ma rimane sempre immerso in esso. In Ombre n.1, la figura non appare direttamente: esiste soltanto come ombra, quasi a suggerire che il soggetto stesso si dissolva nell’ambiente naturale e nella struttura dello spazio. L’atto di osservare l’immagine diventa così un’esperienza attraverso cui lo spettatore prende nuovamente coscienza della propria posizione nel mondo.
La superficie ruvida della roccia e il movimento fluido dell’acqua creano un forte contrasto visivo. Le linee frastagliate delle rocce e l’estensione orizzontale dell’acqua generano un punto di fuga sottile, che guida lo sguardo verso la profondità dell’immagine. L’intero spazio sembra sospeso fuori dal tempo: silenzioso, ma attraversato da una leggera instabilità, come dopo il passaggio di una tempesta.
All’interno del progetto artistico dedicato al tema dell’ombra, essa non è più soltanto un effetto della luce, ma diventa il simbolo di una forma di autocoscienza. L’ombra aderisce al mondo e allo stesso tempo si dissolve continuamente, proprio come l’essere umano che cerca costantemente la propria posizione tra realtà esterna e dimensione interiore.
OMBRE N.1
Fotografia e tecnica digitale, cm 60 x 80, 2025
Testo di Pengpeng Wang
