Mario Zammit-Lewis
Mario Zammit-Lewis, conosciuto negli anni ’70 e ’80 anche come Il Maltese in Piemonte, nasce a Msida (Malta) nel 1948 da padre maltese e madre italiana. Dopo l’infanzia trascorsa tra Malta e Parigi, nel 1963 si trasferisce in Piemonte. Inizia a dipingere a Colombes, nella banlieue parigina, dove nel 1961/62 vince il primo premio di pittura della scuola che frequentava. A sedici anni studia al Liceo Artistico Vittorio Veneto di Torino sotto la guida del maestro Raffaele Pontecorvo.
La sua prima mostra personale si tiene a Torino nel 1970, seguita da una seconda nel 1971. Negli anni successivi riceve importanti riconoscimenti, tra cui la nomina ad Accademico d’Italia con Medaglia d’Oro (1979) e quella di Maestro di Pittura a Salsomaggiore Terme (1982). Dopo una pausa, riprende l’attività artistica nel 2000 a Hong Kong e successivamente nelle Filippine nel 2011. Dal 2015 vive e opera a Malta, dedicandosi principalmente alla pittura ad olio. Le sue opere sono state pubblicate su numerose riviste e cataloghi d’arte, tra cui CAM – Catalogo dell’Arte Moderna, L’Atlante dell’Arte Contemporanea, Art Now, Art Leader, Biancoscuuro e i volumi Artisti. Ha esposto in numerose città in Italia, Europa, Stati Uniti e Asia. Nel 2024 è stato presentato su ODEON TV nella serie Storia di Artisti ed è stato selezionato tra i Narratori del Nostro Tempo con commento di Vittorio Sgarbi. Molte sue opere fanno oggi parte di collezioni private in tutto il mondo.
L’opera Peace Please (Appello alla Pace) presenta una scena visiva di forte impatto, costruendo una narrazione tesa e tragica. Al centro dell’immagine, una figura corre in avanti mentre alle sue spalle un aereo precipita in fiamme tra esplosioni e cielo incendiato. Le intense fiamme gialle contrastano violentemente con l’azzurro del cielo, creando una dinamica visiva carica di energia tra luce, fumo e detriti.
L’artista utilizza pennellate dirette e vigorose, che pongono sia la figura sia l’ambiente in uno stato di continua vibrazione visiva. L’esplosione, l’aereo in caduta e i frammenti dispersi nello spazio costruiscono una traiettoria di forza che si espande verso l’esterno, conferendo all’immagine un senso di urgenza e tensione. La bocca spalancata della figura e il gesto della corsa amplificano ulteriormente questa emozione, come se la scena fosse sospesa nell’istante preciso in cui la catastrofe sta avvenendo.
Tuttavia l’opera non si limita alla rappresentazione di un episodio di guerra. La maschera antigas che copre il volto del protagonista cancella ogni identità individuale, trasformando la figura in un’immagine simbolica. Potrebbe essere un uomo qualunque coinvolto nel conflitto, ma anche il simbolo di tutti coloro che sono costretti a fuggire dalla violenza e dalla guerra. Il suo grido non appartiene più soltanto a un individuo: diventa una invocazione collettiva alla pace.
Gli aerei bombardieri che volteggiano nel cielo, simili a uccelli neri, rafforzano ulteriormente questo significato simbolico. In molte tradizioni artistiche gli uccelli sono spesso considerati presagi di morte o di catastrofe. Il loro volo nel cielo in fiamme introduce un’atmosfera quasi apocalittica e suggerisce allo stesso tempo la devastazione che la guerra infligge all’ordine naturale della vita.
Peace Please si inserisce nella tradizione espressiva della pittura espressionista, in cui la forza emotiva diventa elemento centrale. Il contrasto cromatico intenso e la deformazione delle forme trasformano l’immagine in una vera e propria esplosione emotiva, piuttosto che in una rappresentazione realistica e distaccata.
Come osservava la filosofa Hannah Arendt, la guerra non distrugge soltanto la vita umana, ma anche lo spazio comune che permette agli individui di condividere il mondo. In questa opera la figura che corre tra esplosioni e fiamme diventa simbolo proprio di questo mondo lacerato. Attraverso un linguaggio visivo potente e diretto, l’artista trasforma la devastazione della guerra in un’immagine di monito, invitando lo spettatore a riflettere, attraverso lo shock visivo, sul valore della pace.
PEACE PLEASE
Olio su tela, cm 40 x 60, 2025
Testo di Pengpeng Wang
