top of page

Pan Juanjuan

Pan Juanjuan, fotografa.

Tra le persone che mi circondano ci sono molti amici provenienti da Paesi diversi. Ognuno di loro ha una personalità distinta: alcuni sono estroversi, altri malinconici; alcuni brillanti e vivaci, altri più silenziosi; alcuni stabili e riflessivi, altri più radicali e impetuosi. Nonostante queste differenze, condividono tutti una qualità fondamentale: la gentilezza. Spesso mi regalano risonanze emotive inattese e una grande forza spirituale. Ho sempre amato ideare e organizzare attività artistiche. Questa abitudine nasce dagli anni dell’università, quando lavoravo nell’associazione studentesca. Mi piace anche esprimermi, e proprio per questo ho sentito il desiderio di stabilire un legame con gli altri attraverso le immagini. Da qui è nata l’idea di creare un’opera fotografica dedicata ai miei amici, per raccontare e conservare le loro esperienze reali nel nostro tempo. È così che è nato il progetto La Nostra Era. In quest’opera emozioni diverse si intrecciano: gioia, rabbia, tristezza e speranza. Ciò che ho cercato di esprimere è il lato più autentico dell’essere umano. Le persone ritratte provengono da Paesi differenti: alcune stanno vivendo momenti felici, altre attraversano periodi difficili; ci sono sorrisi ma anche dolore. Alcuni amici, a causa della guerra, sono stati costretti a separarsi dalle proprie famiglie. Ogni volto, ogni espressione, ogni sguardo porta con sé un significato emotivo complesso e profondo. Mi considero fortunata per poter vivere oggi in relativa serenità. Allo stesso tempo, auguro sinceramente ai miei amici in ogni parte del mondo felicità, pace e prosperità.

In La Nostra Era, Pan Juanjuan costruisce un’immagine sospesa tra confessione e resa, un frammento di quotidianità che diventa specchio di un’intera generazione. Il protagonista siede in un interno spoglio, immerso in un silenzio denso, quasi tangibile: il muro consunto, l’arredo minimo e la luce che fatica a filtrare compongono un paesaggio emotivo in cui l’uomo sembra intrappolato.

Non vi è alcun dramma esplicito, ed è proprio questa assenza a far crescere la tensione. Il corpo nudo, piegato in avanti, suggerisce una vulnerabilità profonda, mentre lo spazio circostante sembra respingerlo piuttosto che accoglierlo.

La Nostra Era parla delle solitudini della modernità, di identità che cercano un senso in una società che promette connessioni ma spesso offre stanze vuote. La fotografia non si limita a documentare: interroga.

Nel vuoto che lo circonda, il protagonista diventa il simbolo dell’incertezza contemporanea: un uomo che non ha smesso di pensare, ma ha smesso di parlare.





LA NOSTRA ERA
Fotografia, cm 58.47 x 39.98, 2025
Testo di Sandro Serradifalco

Trudu-m.jpg
bottom of page