Vinzela
Vinzela (Vincenzo Colella) è un artista contemporaneo italiano la cui ricerca si sviluppa in una dimensione fortemente identitaria, maturata attraverso un percorso prevalentemente autodidatta. La sua pratica pittorica e installativa nasce da una tensione costante tra gesto primordiale e consapevolezza concettuale, configurandosi come un'indagine sull'essere umano, sul frammento e sul ruolo etico dell'arte nel tempo presente.
La sua poetica si colloca nell'ambito di una figurazione essenziale, che potremmo anche definire primordiale. Vinzela non ricerca la mimesi realistica, ma una sintesi espressiva affidata a segni netti, strutture spezzate e forme volutamente incomplete. Le figure appaiono spesso scomposte o parziali, come se fossero colte nel momento stesso della loro formazione o della loro dissoluzione. Il corpo - quando presente - non è mai restituito come forma conclusa, bensì come luogo di tensione, precarietà e resistenza.
Elemento centrale della sua ricerca è il coinvolgimento attivo dello spettatore. Le opere non si offrono come immagini chiuse o narrative, ma come dispositivi aperti di senso. L'osservatore è chiamato a colmare vuoti, assenze e silenzi visivi, diventando parte integrante del processo di significazione. In questa dinamica, l'opera non comunica una verità, ma attiva una domanda, una risonanza interiore. In tale direzione si colloca il concetto di FrustraSenzAzioni, nucleo teorico della sua ricerca. Un gioco linguistico che intreccia le parole "frustrazione", "assenza di azione" e "necessità dell'agire". L'opera si configura come una frattura emotiva, una “frustata” visiva e concettuale capace di scuotere lo spettatore dall'anestesia del quotidiano e di rimettere in discussione l'inerzia sociale ed esistenziale.
L'analisi dell'opera in fotografia chiarisce ulteriormente questa tensione. Su un fondo terroso, caldo, quasi carnale, emergono pezzi di scacchi sospesi, disposti in una relazione instabile e asimmetrica. I pezzi neri appaiono frammentati, inclinati, alcuni come se fossero stati colpiti o disarticolati. Al centro, la figura del re bianco resta in piedi, isolata, verticale, ma non trionfante. La sua presenza non comunica vittoria, bensì esposizione. Si tratta di un re vulnerabile, accerchiato, costretto a rimanere immobile mentre il gioco intorno a lui si è già spezzato, metafora di un'esistenza precaria.
Da Vinzela gli scacchi sono rappresentati come metafora esistenziale profonda. La scacchiera è assente, così come le regole esplicite che governano la partita. Resta solo il confronto, nudo e drammatico. Il gioco si trasforma in linguaggio universale, capace di tradurre un concetto astratto e ineludibile – la morte, il destino, il limite umano – in una relazione dinamica fatta di strategia, attesa e tentativi di rinvio. L'obiettivo non è la vittoria. Si gioca per guadagnare tempo, per rimandare l'inevitabile, per negoziare con ciò che è più grande di noi, le forze inesorabili dell'esistenza.
In questo senso, i pezzi diventano simboli potentissimi. Rappresentano la lotta ininterrotta dell'uomo contro l'inevitabile, incarnano il tentativo razionale di dare ordine al caos esistenziale, riflettono sulla fede, sul destino e sul senso profondo dell'esistenza.
L'uso di materiali grezzi e di una pittura densa, materica, rafforza questa lettura. La superficie è segnata dal tempo e dall'intervento dell'artista. La materia diventa così veicolo di memoria, vulnerabilità e trasformazione, coerente con una scelta etica che rifiuta l'estetizzazione fine a se stessa in favore di un'espressione autentica e viscerale.
Il vuoto, infine, assume un valore semantico fondamentale all'interno della ricerca di Vinzela. Lo spazio non dipinto, le sospensioni tra i pezzi, l'assenza di una scacchiera definita sono spazi attivi di proiezione emotiva e mentale. È lì che lo spettatore è chiamato a collocare la propria esperienza, il proprio conflitto interiore, la propria partita personale e insostituibile.
La pratica artistica di Vinzela si estende così a una dimensione di responsabilità profonda e trasmissione autentica. Il saper fare viene condiviso come base solida da superare e reinventare. La tecnica diventa punto di partenza, orientata alla costruzione di una voce artistica autentica, consapevole e in continua evoluzione.
STRAGE E STRATEGIA
Ossido su tela rovesciata e acrilico, cm 120 x100, 2025
Testo di Davide Caramagna
